Preti a Roma

Servizio di Formazione Permanente della Diocesi di Roma

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Un regalo di Natale per il parroco…e non solo!

Jean Mercier – Il Signor parroco ha dato di matto

Don Beniamino è un prete stanco, come forse molti preti oggi. È stanco di dover assistere alle dispute quotidiane tra Brigitte e Guillemette che litigano per l’addobbo floreale della Chiesa, è stanco di dover sopportare il gergo pseudoscientifico di Evelyne – la responsabile della formazione catechistica della diocesi -, è stanco di sentirsi sempre in dovere di “tirare avanti la baracca” per non scontentare nessuno, è stanco di non sentirsi capito dal vescovo, è stanco di non trovare nessuno intorno a sé che gli sia veramente amico e confidente, è stanco di vedere che la gente venga in parrocchia come se fosse un “sacramentificio”, è stanco di vedere che la sua predicazione non tocca più l’anima della gente, è stanco di vedere che i suoi fedeli non si confessano.

A stancarlo non è tuttavia la gente, né i suoi “nemici”; a stancarlo è un altro nemico: l’autoreferenzialità – come direbbe Papa Francesco – quella delusione di sé e del proprio ministero che lo porta a rattristarsi dopo aver cercato invano di ricordare «se mai ci sia stato un momento in cui ha realizzato il sogno per il quale ha scelto di farsi prete: salvare le anime, o, quanto meno, aiutarle ad avvicinarsi sempre di più a Dio». Don Beniamino scappa e lascia tutto, soprattutto un biglietto: «Non ce la faccio più. Sparisco, che è meglio». Le voci e le chiacchiere si rincorrono nella minuscola parrocchia; il vescovo è costernato e non sa dove mettere le mani; anche lui si fa un esame di coscienza per capire dove ha sbagliato con Don Beniamino.

È stato detto che, tramontato il modello di sacerdote tridentino, la Chiesa è alla ricerca di un nuovo modello di prete e questo passaggio – è sotto i nostri occhi – non sta avvenendo in modo indolore. Su cosa devono basare la loro vita spirituale i giovani sacerdoti per non “bruciarsi” in pochi anni di ministero? Con quali criteri un parroco dovrebbe impostare la propria vita e quella della parrocchia che gli è affidata in un contesto sempre più scristianizzato e ateo? Quanto spazio c’è nei nostri programmi diocesani per soluzioni pastorali veramente audaci e creative?

Jean Mercier non è un sacerdote ma attraverso il racconto ironico e amaro – e quantomai realistico – della crisi di Don Beniamino ci aiuta a riflettere sulle radici del sacerdozio, sul valore della preghiera sacerdotale, sul legame tra sacerdote e comunità e su molto altro ancora. Il Signor parroco ha dato di matto è un libro che fa ridere perché è vero e fa piangere perché è vero anche il nostro sacerdozio e la chiamata che Dio ci ha fatto a servire i nostri fratelli in umiltà e letizia; è un libro che potremmo leggere insieme, magari qualche minuto prima del pranzo in canonica o anche durante un corso di esercizi spirituali o, perché no, in un giorno libero che ci prendiamo per scappare un po’ dalla vita stressante della parrocchia… è comunque un libro che dovremmo leggere!

D. Simone Giovannella