Consacrazione Episcopale di Don Angelo De Donatis

Don Angelo è Vescovo 

 

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“Servire, non dominare”

«Nella Chiesa di Roma vorrei affidarti i presbiteri, i seminaristi». Nel giorno della dedicazione della basilica di San Giovanni in Laterano, il 9 novembre, Papa Francesco lo ha detto chiaramente al nuovo vescovo ausiliare: «Tu hai questo carisma!». Non a caso erano più di 600 i sacerdoti che riempivano le ali del transetto della basilica: amici, fratelli e tanti figli spirituali che, nel corso degli anni, hanno conosciuto la sollecitudine di monsignor Angelo De Donatis, eletto con il titolo di Mottola lo scorso 14 settembre. Accanto a Papa Francesco, i co-ordinanti sono stati il cardinale vicario Agostino Vallini e il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero. Presenti anche altri due porporati: Salvatore De Giorgi e l’arciprete di Santa Maria Maggiore Santos Abril y Castellò.

E ancora: tra le 29 berrette paonazze, quelle dei cinque vescovi ausiliari di Roma, il vicegerente Filippo Iannone e monsignor Matteo Zuppi, nuovo arcivescovo di Bologna. A tutti loro, il Papa ha chiesto di accogliere «con gioia e gratitudine questo nostro fratello», rendendo «a lui l’onore che si deve al ministro di Cristo e al dispensatore dei misteri di Dio». Poi, rivolgendosi a monsignor De Donatis, Francesco lo ha esortato a riflettere: «sei stato scelto fra gli uomini e per gli uomini sei stato costituito nelle cose che riguardano Dio». Ecco perché «episcopato – ha continuato il Papa – è il nome di un servizio, non di un onore. Al vescovo compete più il servire che il dominare».

Un servizio che monsignor De Donatis, da sacerdote ha iniziato a prestare nel 1980 a San Saturnino, dapprima come collaboratore, poi come vicario parrocchiale. Negli anni successivi è stato vicario anche alla Santissima Annunziata a Grottaperfetta, fino al 1990, quando viene nominato direttore spirituale del Seminario Maggiore. Attività che svolge fino al 2003 quando gli viene assegnata la parrocchia di San Marco Evangelista al Campidoglio e, contestualmente, l’impegno per la Formazione permanente del clero, di cui diventa incaricato nel 2014.

«Annunzia la Parola in ogni occasione opportuna – ha chiesto il Papa al nuovo vescovo – e alle volte non opportuna; ammonisci, rimprovera, ma sempre con dolcezza; esorta con ogni magnanimità e dottrina». Il pontefice non ha risparmiato consigli, e sull’arte dell’omiletica ha chiesto simpaticamente a monsignor De Donatis: «ricordati di tuo papà, quando era tanto felice di avere trovato vicino al paese un’altra parrocchia dove si celebrava la Messa senza l’omelia». Per Francesco le omelie devono essere «la trasmissione della grazia di Dio: semplici, che tutti capiscano e tutti abbiano voglia di diventare migliori». Non è stato l’unico momento in cui Francesco ha citato i genitori di De Donatis. Alla consegna dell’anello episcopale, il Papa ha infatti ricordato al nuovo presule: «Non dimenticarti che prima di questo anello c’era quello dei tuoi genitori… difendi la famiglia».

Famiglia come luogo in cui si fa esperienza d’amore, lo stesso che monsignor De Donatis ha citato nel proprio motto episcopale: “Nihil Caritate dulcius” (Nulla è più dolce dell’amore). Le parole sono quelle del “De officiis ministrorum” di Sant’Ambrogio laddove si legge: “Sia tra di voi la pace che supera ogni sentimento. Amatevi gli uni gli altri. Nulla è più dolce dell’amore, nulla più gradevole della pace”.

Amare, appunto. Il Papa lo ha ripetuto più di una volta a don Angelo: «Con il cuore ama tutti quelli che Dio ti affida: anzitutto i presbiteri e i diaconi, i seminaristi; ma anche i poveri, gli indifesi e quanti hanno bisogno di accoglienza e di aiuto. Ascolta i fedeli volentieri e con pazienza, ricordati di avere viva attenzione a quanti non appartengono all’unico ovile di Cristo, perché essi pure ti sono affidati nel Signore».

Infine altre due raccomandazioni da parte del Papa: la richiesta «di essere misericordioso» e quella «di portare in te la sollecitudine di tutte le Chiese, soccorrendo generosamente quelle che sono più bisognose di aiuto». Un concetto, quest’ultimo, a cui si richiama la melagrana presente sul pastorale e sullo stemma episcopale di De Donatis. Nel cristianesimo, infatti, il frutto è sia simbolo del sangue versato da Cristo e dai martiri, sia dell’unione di tutti i figli della Chiesa.

Poco prima di sciogliere l’assemblea, la preghiera, particolarmente sentita, del vescovo De Donatis: «Padre, ti preghiamo per questa tua sposa, la Chiesa di Roma che noi serviamo. Se invecchiata aiutala a chiederti nuova bellezza. Se sterile aiutala a riscoprire la sua vocazione di madre. Aiuta noi a essere maestri sì, ma solo della misericordia. Del primo passo da fare verso i fratelli».

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Preghiera_Ringraziamento don Angelo

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